se fossi un'automobile...

... sarei una FIAT 850. Ve la ricordate?

martedì 13 giugno 2017

La parola a Mr. Job (20)

La sindrome dell'autodidatta

Caro Mr. Job,
mi chiamo Morella Marchetti e sono una sarta autodidatta.
Intendiamoci, non mi sono certo svegliata ieri mattina con l’irrefrenabile pretesa di fare la sarta senza avere mai toccato ago e filo nei miei 38 anni di vita.
A cinque anni facevo già i miei lavoretti a punto croce. E poi ho sempre frequentato l'anziana sarta del mio paese (anche lei autodidatta), prestando la mia manodopera a cominciare dai lavori più semplici. Insomma, anche se non ho mai fatto nessun corso di sartoria e anche se non ho mai conseguito nessun titolo, sono andata “a bottega” (come si faceva e come si diceva una volta) per tutta la vita e ho imparato così.
E non le nascondo che oggi, nonostante la crisi che ha massacrato anche il mio settore e, nello specifico, la mia attività, sono una sarta piuttosto richiesta. Realizzo anche abiti di pregio per uomo e per donna. Quelli che molti chiamano (spesso senza avere idea di quello che dicono) abiti di “alta sartoria”.
Fatta questa premessa, ora passo alle domande.
Cosa ne pensa, lei, dell’autodidattismo a tutti i costi tipico di questi anni? Cosa mi dice di questo fenomeno che ogni giorno contagia un numero inimmaginabile di persone? Mi riferisco a tutta quella gente che salta a piè pari ogni genere di formazione (ufficiale o “di bottega”) per poi autocertificare SULLA BASE DEL NULLA il proprio professionismo in qualsiasi campo, meglio se nelle discipline creative o artistiche (ma anche in medicina non si scherza).
Non le sembra che questo modo di essere autodidatti e di proclamarsi tali (perfino con orgoglio) non c’entri proprio niente con l’essere davvero degli autodidatti?

Cara Morella,
mi perdonerai per l’immagine che sto per esprimere a parole, ma io credo che tu abbia letteralmente scoperchiato una delle fogne più maleodoranti dei nostri tempi. Un fenomeno che in Italia pare essersi sviluppato anche di più rispetto agli altri Paesi.
Sono convinto che, se da una parte ci si può e ci si deve lamentare contro tutte le cattive pratiche che gli enti pubblici (a partire dallo Stato e dalla politica) e i privati (imprenditori, finanzieri e faccendieri di varie pezzature) hanno introdotto nel mondo del lavoro, dall’altra è indubbio che molti lavoratori non sanno proprio cosa vuol dire essere dei veri lavoratori. E fanno di tutto per non saperlo!
Detto questo, ora mi accingo a rispondere alla tua domanda.
Sono fermamente convinto che per debellare la piaga sociale degli autodidatti incapaci e fasulli occorra ripensare e rifondare prima di tutto la Pubblica Istruzione insieme alla cura dell’educazione dei bambini all’interno delle famiglie. Poi bisogna anche che ciascuno impari nuovamente a sapersi dare una cultura e una serie di strumenti critici e analitici. E, per chiarirci, quest’ultima frase non significa per forza che tutti dobbiamo andare all’università o frequentare costosissimi master.
Ma tra il tutto-tutto e il niente-niente c’è un abisso profondo-profondo!
Oggi abbiamo relativizzato qualsiasi cosa, al punto che chiunque si sente in diritto-dovere di poter fare tutto, dire tutto, essere tutto, sindacare tutto, confutare tutto. In realtà pochi, pochissimi hanno gli strumenti reali e concreti (nelle mani e nel cervello) per potersi permettere un simile atteggiamento. Anzi, quasi nessuno se lo può permettere.
E i pochissimi che potrebbero permetterselo sono proprio quelli che esercitano questo “super potere” nella maniera più cauta e parsimoniosa.
Essere autodidatti può portare talvolta a grandi risultati, e la storia ce lo insegna (a saperla e a volerla studiare). Ma essere autodidatti non significa “pensare, dire e fare tutto quello che ci pare e piace, quando, dove e come ci pare e piace, fregandocene di tutto e di tutti”. Questo atteggiamento così “decadente e contemporaneo” in tutti gli ambiti delle attività umane non sta portando altro che ignoranza, grettezza e povertà (mentale, ma anche economica a ben vedere).
Più ci sentiamo investiti di questa pseudo onnipotenza, più mandiamo a monte le professioni vere e i professionisti seri, creando ulteriore crisi economica che si somma a quella che i grandi operatori dell’impresa, della finanza e della politica ci hanno cortesemente regalato in questi ultimi dieci anni (almeno).
Naturalmente questi signori professionisti dell’autodidattismo a tutti i costi non potranno e non dovranno lamentarsi se, come risultato finale della loro “opera”, riceveranno le proverbiali secchiate di merda in faccia. E sul fatto che le riceveranno non c’è il minimo dubbio.
Il problema vero, però, è che quelle secchiate non si limiteranno a colpire loro, ma investiranno anche una buona parte dei lavoratori veri, delle loro famiglie e dei loro figli.
Per concludere, nessuno di noi può considerarsi al riparo da questo flagello.

sabato 10 giugno 2017

Suggestioni sardo-campidanesi

C'è un periodo dell'anno, tra la metà di maggio e la fine di giugno, in cui l'aria e la luce del mattino rendono le cose diverse.


Quasi magiche.


Qui dove vivo io, in Sardegna, nella pianura del Campidano, questo succede in modo particolare nelle giornate limpide e senza vento o, forse ancora meglio, quando soffia un leggerissimo e quasi impercettibile Maestrale che ripulisce l'aria.


In queste giornate, che poi spariscono quando l'estate prende il sopravvento, ci sono dei luoghi, nel Campidano, che si caricano di un fascino ancora superiore a quello che hanno per la loro stessa natura.


Sono le case tradizionali campidanesi, fatte di mattoni crudi (làdiri) e piene di antichi oggetti che fino a quarant'anni fa erano di uso comune per la gente di queste parti.


Visitare queste case nelle mattine limpide dell'ultimo mese di primavera è un'esperienza che non si può nemmeno descrivere a parole.


Bisogna provarla per capire cosa intendo.


Bisogna viverla.


E bisogna viverla in religioso silenzio.