se fossi un'automobile...

... sarei una FIAT 850. Ve la ricordate?

lunedì 11 maggio 2020

SPAM - ovvero: uno spritz, qualche skill (senza la esse del plurale) e la fine del lockdown

Adesso si sono inventati anche la (pseudo) università che ti insegna a diventare carismatico.
Cioè... ti mandano una mail senza che tu abbia mai dato loro il tuo indirizzo di posta elettronica e ti fanno la proposta con un linguaggio (secondo loro) friZZZZZante e super GGGGGiovane. Sono convinti di intortarti con l'esempio più debole e fuorviante possibile: sei seduto con un amico al bar per l'aperitivo. Uno spritz (uno spritz, vabbé... quello dell'esempio sono io!). Tu tieni le redini della conversazione e, per questo, ti senti un dio. Il tuo amico pende dalle tue labbra. La tua autostima è ai massimi universali. Poi un gruppo di ex compagni di scuola del tuo amico (che tu non conosci) si avvicina al tavolo. Il tuo amico li invita a sedersi con voi. Da quel punto in avanti ti sgonfi come un palloncino. Da splendido diventi opaco fino a scomparire. Ti senti inutile, insignificante, trasparente, inesistente. Ti imbarazzi, fai scena muta, non sai cosa dire e perdi tutto il tuo carisma.

Come fare?
Beh, ovvio! Ti iscrivi alla (pseudo) università che ti insegna a essere carismatico e risolvi tutto, no?

Allora...

(1) Il carisma, tra gli esseri umani, è merce rara, e funziona proprio (e solo) perché (e quando) è merce rara.

(2) La differenza che intercorre tra l'essere carismatici e l'essere intrattenitori "da spritz" è la stessa che intercorre tra un leader e un capobranco capace di sollevare la voce per fare leva sugli istinti più bassi della massa ignorante che pende dalle sue labbra (oltre che dai suoi intestini).

(3) Questa gente NON vende certo carisma (chi non ne ha, non può venderne... mi pare chiaro; e poi, il carisma non si vende!). Ciò che vende è una squallida maschera buona solo per blaterare a vanvera, anche quando non ne hai nessuna voglia e anche quando non ce n'è il minimo bisogno.

(4) Ma ve lo immaginate un mondo fatto solo di persone carismatiche? Due palle mortali e un casino pazzesco, come minimo. Tutti a sgomitare per tenere banco, l'uno di fronte all'altro, l'uno sull'altro, l'uno dentro l'altro.

(5) Se qualcuno ha problemi di socialità e di socializzazione, esistono già gli specialisti che possono occuparsi di lui; sono medici e/o esperti qualificati, laureati, titolati, forniti di esperienza.

(6) Se volevano "vendere" questa ciofeca, forse potevano fare leva sullo sviluppo della parlantina e delle capacità persuasorie per coloro che vogliono diventare venditori di qualsiasi cosa. Ma anche in questo caso, ci sono gli esperti titolati e le scuole specializzate. Insomma, non c'era senz'altro bisogno di loro.

(7) Non hanno capito che quando qualcuno mi parla di "skills" (oltretutto con la esse del plurale!!!), a me cominciano a venire le bolle in tutto il corpo.

(8) Sarei curioso di sapere quanti boccaloni si iscriveranno a questa (pseudo) università della farsa omologatrice.

(9) Ma chi minchia gliel'ha dato il mio indirizzo mail?

(10) SPAM.

P.S.: dimenticavo!
Questi hanno esordito dicendo che tra poco finirà il lockdown (altro inglesismo che mi fa venire le bolle in tutto il corpo), e quindi dobbiamo prepararci a quello che verrà quando potremo di nuovo vivere in società. Come se il mondo stesse iniziando oggi! Come se in due mesi avessimo disimparato tutto! Come se questi fossero Dio e noi tanti piccoli e stupidi pezzettini di fango da plasmare. MAVAFF...

giovedì 27 febbraio 2020

"L'ultimo giorno di primavera" va già in ristampa!

Quando un libro va in ristampa dopo nemmeno tre mesi dalla sua uscita, bisogna dire GRAZIE ai lettori che lo hanno acquistato, letto e consigliato.

Ma quando un libro che ha cercato editore per oltre SEI ANNI va in ristampa dopo nemmeno tre mesi dalla sua uscita, oltre ai lettori che lo hanno acquistato, letto e consigliato, bisogna dire GRAZIE anche alla casa editrice che ci ha creduto.

Quindi... GRAZIE alle edizioni Condaghes (Cagliari) e GRAZIE a tutti voi!

Da oggi siamo a pagina due.

martedì 25 febbraio 2020

Eventi culturali, laboratori nelle scuole... chi scrive i bandi? Chi amministra?

Come si fa a infilare nella testa di chi scrive i bandi per finanziare gli eventi culturali il concetto (elementare) che portare tremila persone ad ascoltare un famosissimo e fighissimo e seguitissimo decerebrato che blatera stronzate a sproposito vale molto meno (in termini di ricadute di ogni genere) che portare trenta persone capaci di interagire con un autore degno di essere chiamato tale?
A quel punto, che si facciano i festival di intrattenimento per decerebrati. Ma con altri fondi rispetto a quelli destinati alla cultura.

Come si fa a infilare nella testa di certi amministratori il concetto che gli stessi amministratori sono (e devono essere) complementari e non alternativi rispetto ai professionisti che organizzano eventi?

Come si fa a infilare nella testa di chi scrive i bandi per finanziare le attività laboratoriali nelle scuole il concetto che avere trenta esperti con trenta mini workshop di un'ora ciascuno non è un vantaggio ma una devastazione per i bambini, per i docenti, per la scuola e per gli stessi esperti (che in questo modo non riusciranno mai a fare un lavoro organico e "compiuto")?

Ci vuole molto a capire che, anno dopo anno, le attività di questo genere sono gestite in maniera sempre più scadente, dilettantesca, improduttiva e imbecille da chi ne detta le "regole di ingaggio" e che, al contrario di ciò che fa, dovrebbe mettersi (senza SE e senza MA) al servizio del sistema cultura-formazione-istruzione?

E ci vuole molto a capire che in questo modo si buttano al cesso soldi pubblici per far fare figure di merda a progettisti, operatori e formatori di ogni genere, dirigenti scolastici e docenti?

L'impressione è che chi scrive certi bandi, detta certe regole e fissa certi parametri non conosca una beata fava dei mondi che cerca di regolare, provocando solo casini e scontento.

Il progresso dovrebbe portare cambiamenti migliorativi.
Se porta peggioramenti, allora non è progresso: è solo cambiamento fine a se stesso, se non addirittura regresso, involuzione e decadenza.

E, francamente, a quel punto, è meglio tornare indietro di vent'anni, a quando non c'era la tendenza compulsiva a fare numeri "tanto per fare numeri" e si potevano organizzare laboratori veri e propri nelle scuole, con percorsi organici e risultati utili e funzionali alle esigenze didattiche. O manifestazioni culturali senza finti artisti che portano folle inutili, solo perché hanno mezzo milione di follower nelle loro pagine social.

giovedì 20 febbraio 2020

Il secondo anno della Scuola Fumé



































Domani pomeriggio - venerdì 21 febbraio 2020 - a Cagliari, negli spazi di ArtaRuga, io e il mio amico/collega Andrea Pau daremo avvio al modulo didattico di sceneggiatura per fumetti del Secondo Corso della Scuola FUMÉ.

Quella di domani sarà la prima lezione di sceneggiatura per i nostri nuovi allievi. E "la prima" è sempre una grande emozione!

Agli allievi e ai colleghi della Scuola Fumé (quei "loschi figuri" che vedete nella foto in basso) auguro un percorso didattico proficuo, appassionante e appassionato.

A tutti coloro che cercano informazioni sulla Scuola Fumé e sui prossimi corsi, consiglio di contattare la segreteria al numero di telefono 3519556916 e di visitare il sito web (https://www.scuolafume.it/).


venerdì 31 gennaio 2020

"La storia non mi piace" è un'affermazione senza senso

Un buon obiettivo per chi lavora con i bambini e con i ragazzi sarebbe quello di ragionare sul fatto che non è rilevante che la storia possa/debba piacere o meno a qualcuno. La storia è indispensabile per l'umanità nel suo complesso e per ciascun singolo essere umano. Stesso dicasi per la memoria (anche se storia e memoria, per quanto strettamente correlate, non sono la stessa cosa).
Senza storia e senza memoria perderemmo l'umanità.

E invece siamo lì a dire "la storia mi piace" o "la storia non mi piace", come se fossimo di fronte a una vetrina di pantaloni o di scarpe. Questo succede soprattutto ai più giovani, anche perché gli adulti ci sono già passati e, almeno nelle ultime generazioni, hanno scelto il "non mi piace". Poi da lì sono partiti per eliminare storia e memoria prima ancora di affrontarle. Il passo successivo è la inevitabile trasmissione ai figli di questo atteggiamento superficiale e menefreghista.

Quando minimizziamo l'importanza della storia e della memoria, minimizziamo noi stessi. Ci squalifichiamo come individui e come specie. Contribuiamo ad accelerare quella involuzione terribile che abbiamo innescato da qualche decennio e che non riusciamo a vedere per via delle meraviglie tecnologiche di cui ci siamo circondati. Meraviglie che ci fanno sentire giovani, moderni, aggiornati, al passo con i tempi, ecc. Purtroppo il tasso di tecnologia non corrisponde affatto al tasso di umanità. Perché l'uomo non è solo quello che inventa e che produce.

Bisogna vedere cosa resta di umano dopo ogni svolta tecnologica, dopo ogni invenzione, dopo ogni prodotto realizzato e consumato.

Capisco anche (e molto bene) che a un bambino o a un adolescente la storia possa non piacere. Ma questo, con buona pazienza di tutti, non importa. Non è rilevante.

La storia non ci deve piacere (non per forza, almeno!). E noi dobbiamo imparare che non tutto quello che ci serve per vivere, per crescere e per essere individui migliori deve per forza essere un divertimento, un gioco o una cosa piacevole.

Tuttavia capisco (e so) che, se i ragazzi si limitano al "non mi piace" per trovare la scusa del loro disinteresse, la responsabilità è di chi - tutti i giorni - ha la possibilità (e magari il compito/dovere) di spiegargli che storia e memoria non sono prodotti di consumo acquistabili in un distributore automatico: genitori, insegnanti, formatori ed educatori di vario genere e livello. E, ancora più a monte, parlamentari e ministri.

Senza dimenticare poi quei finti politici che, pur di grattare qualche votarello in più dalla pancia (o dall'intestino) degli elettori, la storia la falsificano, la nascondono e la calpestano.

Il giorno che capiremo tutti quanti che un'affermazione come "non mi piace la storia e quindi non la studio", ha grossomodo lo stesso valore di "non mi piace fare la pipì e quindi non piscio", cominceremo a ritrovare la strada che abbiamo perso.

Prima di studiare la storia nei libri, occorre riconoscerla e prendersene cura come una delle cose più preziose che il genere umano possa avere. In tutte le epoche e a tutte le latitudini.

Proprio come la memoria.

martedì 26 novembre 2019

L'ultimo giorno di primavera - il mio nuovo romanzo!


A chi oggi compie dieci anni.
A chi li compirà domani.
A chi li ha compiuti quarant’anni fa
e li ricorda bene.
A chi se li è dimenticati.
Ma anche a chi ha un figlio o una figlia di dieci anni.

Più che un romanzo PER l’infanzia,
questo è un romanzo SULL’infanzia.

Ci sono libri che nascono per segmenti di lettori molto specifici e definiti (età, sesso, gusti, ecc.).
Questo è un libro ibrido. I target qui non c'entrano. C'entra semmai l'infanzia. E l'infanzia non è un periodo della nostra vita che ci interessa nel solo momento in cui la viviamo.
L'infanzia è sempre lì. È con noi, al nostro fianco. Davanti o dietro di noi. Sopra o sotto. Dentro o fuori.
Anche quando ce la siamo dimenticata o pensiamo di averla superata per sempre, è presente come un'assenza. E può suscitare sentimenti di nostalgia, malinconia, rimpianto, dolore, gioia o felicità. Sentimenti che ci portiamo appresso per tutta la vita.
L'infanzia è in noi stessi e negli altri, a prescindere che si parli di bambini o di adulti.
L'infanzia è nel mondo.
L'infanzia riguarda il genere umano, non uno specifico target fissato a tavolino da un ufficio marketing di un'agenzia letteraria o di una casa editrice.
Mi è sempre suonato strano che un libro che parla di bambini o che ha uno o più bambini come protagonisti debba per forza essere rivolto solo a un pubblico di bambini. Anzi, mi è sempre sembrato folle!
Ecco... con L'ultimo giorno di primavera vorrei che anche gli adulti possano leggere una storia che parla non tanto e non solo A un bambino, ma DI un bambino e del suo mondo. Soprattutto del suo mondo interiore.
E lo fa con un'avventura che, come le favole, può essere letta da persone di tutte le età.

Due parole sulla storia.
Come per effetto di una bizzarra maledizione, anno dopo anno sempre più persone si convincono che Lorenzo compia gli anni il 21 giugno anziché il 20, l’ultimo giorno di primavera. Quando manca solo un giorno al suo decimo compleanno, la faccenda si complica. Dietro quella data sbagliata c’è molto più di quanto Lorenzo abbia mai immaginato. Solo lui potrà scoprirlo, se avrà il coraggio di affrontare le prime vere sfide della sua vita.

Titolo: L'ultimo giorno di primavera
Autore: Daniele Mocci
Editore: Condaghes
Pagine: 208
Data di uscita: novembre 2019
Prezzo: € 12,00 (edizione cartacea) - € 3,99 (ebook)
Dimensioni: cm 15x21
Illustrazione di copertina: Luca Usai

Click QUI per accedere alla scheda del libro sul sito web dell'editore (condaghes.it)

mercoledì 30 ottobre 2019

Asterix compie 60 anni. Auguri, piccolo grande gallo!


Asterix – che si legge ASTERÌX (con l'accento sull'ultima sillaba) e non ÀSTERIX (con l'accento sulla prima) – compie 60 anni. E oltre a essere uno dei giganti del fumetto mondiale – ideato, scritto e disegnato da due fuoriclasse assoluti come René Goscinny e Albert Uderzo – è anche uno dei simboli della Francia. Proprio come Corto Maltese, capolavoro di quel genio italiano di Hugo Pratt, che i francesi (anche quelli che non sono malati di fumetto) hanno accolto come se fosse un loro figlio.

Intanto, mentre le menti italiane più lungimiranti fanno una fatica da cani a riconoscere il valore di moltissimi progetti e lavori a fumetti made in Italy e dei relativi autori (a meno che questi non abbiano già fatto il botto fuori dall'Italia), noi comuni mortali ci perdiamo in inutili, interminabili e ridicoli sofismi sui cinecomic e sui team-up tra personaggi italiani e americani.

Faremmo molto meglio a leggere i fumetti. A conoscerli davvero e a promuoverne la lettura, con iniziative decenti e intelligenti. Faremmo molto meglio a curarci dell'inestimabile patrimonio di autori e personaggi che ancora abbiamo in Italia. Faremmo molto meglio a riconoscere e valorizzare la bravura, anche quando questa non ha un nome roboante e impossibile da ignorare perché già famoso e riconosciuto (a molti di noi piace vincere facile, ammettiamolo!).

Poi, prima di accostare i fumetti alle cose più scadenti, abiette, ignoranti, puerili e meschine – come fanno continuamente tanti pseudo politici e pseudo intellettuali italiani – faremmo molto meglio ad accendere il nostro cervello (ammesso di avercelo ancora).

E comunque, Asterìx (con l'accento sull'ultima sillaba), non è uno di quei classici luoghi comuni del campanilismo francese. E i francesi hanno tutte le ragioni del mondo per vantarsi del fatto che Asterix sia nato nella loro terra. Perché Asterix (sempre con l'accento sull'ultima sillaba) è davvero una meraviglia.

P.S. (1): anche Obelix si legge OBELÌX (con l'accento sull'ultima sillaba) e non ÒBELIX (con l'accento sulla prima).

P.S. (2): cliccate QUI per leggere il bell'articolo che Alberto Brambilla ha dedicato ai 60 anni di Asterix sul sito Fumettologica.

martedì 30 luglio 2019

Di letture Corte (e sconte) o Lunghe (e arcane)


Il discorso su Corto Maltese è molto più lungo di quanto non lasci intendere il suo nome. Soprattutto il discorso che riguarda me in rapporto con lui.


Quando acquistai l'edizione di "Corte Sconta detta Arcana" che vedete nelle foto (BUR, 1991), era l'inizio del 1997. Avevo cominciato a leggere le storie di Corto circa cinque anni prima (ci sono arrivato un po' lungo, per continuare a giocarci su!).

Non avendo grosse disponibilità e neppure amici che avessero i suoi libri da prestarmi (o almeno qualche copia delle riviste in cui uscivano le sue storie), ho dovuto recuperarmi tutto da solo, pian pianino, a cominciare dalle storie brevi, per poi arrivare alla ballata più celebre (e più salata) del fumetto mondiale.


Corte Sconta fu dunque la mia seconda storia lunga di Corto (arridaje!). Un romanzo bellissimo e difficile. Straniante e ipnotico. Tanto storico, quanto fantasioso. Rigorosissimo, nella sua incredibile credibilità. Ancora oggi è un romanzo a fumetti che bisogna leggere con una disposizione d'animo particolare per riuscire a godere, almeno in parte, delle sue magie, dei suoi segreti e delle sue profondità.

È una lettura che mi fa perdere in altri dove e in altri quando.
Come tante storie di Hugo Pratt, che aveva questa incredibile capacità anche quando la sua narrazione si faceva più ostica e dava l'impressione di spingersi ben al di là delle capacità del lettore medio di stargli dietro. A me quella sensazione è capitata più volte leggendo Pratt. Ma, nonostante tutto, mi è impossibile staccarmi, una volta che sono salito con lui in carrozza.


Corte Sconta è così. Ed è meravigliosa, perché ti costringe a essere più attento di quello che sei di solito. Più intelligente. Più disponibile all'esplorazione, in primo luogo di te stesso. Leggere Corte Sconta è mettersi alla prova. Sfidare se stessi. Puntare al livello successivo, superiore.

Insomma, Corte Sconta, per me, è un po' il paradigma di quello che la lettura dovrebbe essere in generale: un sistema per "giocare al rilancio" con se stessi e con le proprie capacità intellettivo/cognitive. Anche a rischio di non capirci niente, di riprovarci mille volte, di sbatterci la testa in maniera quasi disperata, fino a trovare la chiave.

Esattamente il contrario di come la intendiamo fin troppo spesso, quando abbassiamo l'asticella per trovare il libro, la rivista o comunque qualcosa da leggere che scenda al nostro livello e ci lisci il pelo, rassicurandoci del fatto che siamo in condizione di capire tutto quello che stiamo leggendo.


Non dovremmo spaventarci troppo quando ci capita di leggere qualcosa che ci pare al di là delle nostre possibilità. E non dovremmo spaventarci neppure se i nostri figli sembrano scoraggiarsi di fronte a qualcosa di simile. La soluzione non è quella di scegliere testi di livello inferiore. La soluzione è stimolare il nostro cervello perché possa arrivare a cogliere quello che oggi non è ancora in grado di cogliere.

Noi non abbiamo idea di quante cose ci perdiamo per questo motivo. E non solo nei libri, nei fumetti e, più in generale, nelle nostre letture. Corte (e sconte) o lunghe (e arcane) che siano.


lunedì 21 gennaio 2019

Nasce Fumé, la nuova scuola cagliaritana di fumetto

Si chiama Fumé.
È una NUOVA SCUOLA DI FUMETTO.
La sua sede è l'EXMA di Cagliari.

Il corpo decente è formato da Massimo Dall'Oglio (anche direttore didattico), Bruno Olivieri, Guido Masala, Daniela Orrù, Daniela Serri, Daniele Mocci, Andrea Pau e Sara Dal Cortivo. Tutti autori di fumetto professionisti. Tutti con una notevole esperienza di docenze in scuole, corsi e laboratori di fumetto. Oltre a costoro, ci sarà anche il graphic designer Attilio Baghino.

Naturalmente io insegnerò sceneggiatura.

SONO APERTE LE ISCRIZIONI per il primo corso adulti (dai 16 anni in su), che comincerà a febbraio 2019.
Per informazioni, telefonate al numero 351 955 69 16 (dalle 16.00 alle 19.00) e visitate il sito web della scuola scuolafume.wordpress.com



lunedì 15 gennaio 2018

Il T3rzo Piano - romanzo di Andrea Pau

Nessuna recensione, come mio costume.
Solo una piccola riflessione su questa fatica letteraria del mio amico e collega Andrea Pau.


Il T3rzo Piano è un romanzo uscito il 7 dicembre 2017 per DANA, un marchio di RW Edizioni (Novara).
La storia, ambientata in un futuro non troppo lontano, narra le vicende di Marc Milazzo, ventinovenne poco brillante che si ritrova a vestire i panni di uno dei tre personaggi dello show televisivo più seguito della storia, Il T3rzo Piano, appunto.
Lo spettacolo va in onda due volte alla settimana e ogni puntata è uguale a se stessa. La leva di interesse sul pubblico sta nel fatto che Tiero, uno dei tre personaggi, al termine di ogni puntata viene sottoposto al giudizio del "fato". Quando la vicenda giunge al suo culmine, infatti, Tiero si ritrova faccia a faccia con la pistola maneggiata dal suo "rivale" Teo. Nel tamburo dell'arma c'è soltanto una pallottola su sei, e la vita di Tiero è appesa al giudizio di questa crudele roulette russa legalizzata e trasmessa in diretta tv e web. Naturalmente Marc Milazzo interpreta Tiero.

Le dinamiche socio-politiche degli Stati Uniti d'Europa che Andrea Pau immagina nel romanzo, ci riportano per molti versi ai fantasmi evocati dai grandi romanzi "fantasociologici" del Novecento, a cui, come ben sappiamo, ha fatto seguito una vastissima produzione letteraria e cinematografica. Per cui non c'è bisogno che mi attardi a descriverle.
Andrea, tuttavia, è molto bravo a darne una sua personale visione/versione con l'aggiunta di alcuni spunti inediti che arrivano dalla sua sensibilità e dalla sua genuina capacità di narratore.

Per quanto mi riguarda, l'aspetto più interessante de Il T3rzo Piano, è la situazione di blocco fisico e mentale in cui mi sono ritrovato di fronte all'inevitabilità di una vita reale letteralmente sequestrata da un sistema di comunicazione sempre più simile a un pavimento di sabbie mobili. Un terreno nel quale se qualcuno per scelta o per sbaglio dovesse poggiare solo la punta di un piede, finirebbe per rimanere prigioniero e per ritrovarsi immerso fino al collo nel giro di pochi attimi.
In quelle sabbie mobili, legalità e illegalità si sono confuse, mischiate, disciolte come aspirine scadute in un bicchiere d'acqua torbida.
In quelle sabbie mobili è impossibile stabilire quale sia la cosa giusta da fare o da non fare. Da dire o da non dire.
In quelle sabbie mobili, tra la realtà e la rappresentazione della realtà non c'è più nessuna differenza.
E allora come ci dobbiamo porre noi di fronte a questo genere di società?

Ma soprattutto, c'è bisogno che noi ci carichiamo di una simile questione?

La mia risposta è sì, ce n'è bisogno.
Perché una volta che il lettore ha terminato questo romanzo e si ritrova con il libro chiuso tra le mani, la paura di essere esattamente come Marc-Tiero è tanta.
E la sensazione di vivere in un mondo che è già così come lo descrive Andrea Pau ne Il T3erzo Piano è ancora più forte.

Ecco il motivo per cui mi sono messo a scrivere questo post.


N.B. & P.S.
L'intero contenuto di questo post è roba mia. È farina del mio sacco. È il risultato di una mia lettura del romanzo in oggetto. È la conseguenza di una mia libera e personale interpretazione di quella stessa lettura.
Prego pertanto chi avesse l'idea di copiare e incollare da qualche altra parte quello che ho scritto io qui (che sia per intero o che si tratti di uno o più frammenti) di:
1) accendere il cervello prima di procedere
2) accertarsi che, dopo l'accensione, il cervello sia regolarmente funzionante
3) curarsi quantomeno di copiare correttamente quello che intende copiare
4) citare con precisione e con cognizione di causa l'autore di quei pensieri (cioè il sottoscritto, cioè Daniele Mocci) e l'indirizzo web del blog dal quale la copiatura è stata fatta (cioè questo blog, cioè danielemocci.blogspot.it).
Grazie.


Il T3rzo Piano
Autore: Andrea Pau
Disegno di copertina e illustrazioni interne: Sualzo (Antonio Vincenti)
Editrice: DANA (RW Edizioni, Novara)
Anno: 2017
Prezzo: € 16,90