se fossi un'automobile...

... sarei una FIAT 850. Ve la ricordate?

giovedì 30 luglio 2009

Super Pro e il mistero del Golfo dei Tonni (2)


Ecco, come promesso, la storia di Super Pro che va a completare la vicenda cominciata nell'episodio Il diamante del Quiquanic, postato poco più di un mese fa su questo blog (chi non l'ha letto e chi non lo ricorda, può rimediare subito QUI).
Non potendo fare storie a puntate sulla rivista che pubblica le avventure del super procione, ho dovuto scrivere due episodi separati, in modo che potessero (più o meno) vivere anche l'uno senza l'altro.
Di fatto, come vedrete, si tratta di una storia unica che, oltretutto, lascia spazio a ulteriori (eventuali) futuri sviluppi.






















































La nave perduta
[Super Pro, episodio#32, settembre 2007.
Testi: Daniele Mocci
Disegni: Luca Usai]

Per leggere (o rileggere) le altre storie a fumetti di Super Pro che ho pubblicato sul blog, fate un click QUI. Troverete anche varie notizie sulla serie e sui personaggi.

Super Pro © Daniele Mocci e Luca Usai

mercoledì 22 luglio 2009

Al cinema... John e Jack non so! (19)



Il collezionista di pozzanghere
(Estonia, 2008)

a cura di Leone Doro

Qualche mese fa, abbiamo già citato, su questa rubrica, Il collezionista di pozzanghere, primo (e finora unico) film estone ad aver vinto il prestigioso CineCane di masonite® d’oro al festival internazionale del cinema di Vaduz (Liechtenstein) del 2008 (per chi non lo ricorda, click QUI).
Il film (due tempi da sette ore e mezza l’uno) è la summa della poetica del regista Manual Skolakstikov ed è una sorta di straziante urlo autobiografico.


Unione Sovietica, primi anni ’80.
Joseffo Budellenko, ragazzino tredicenne della Tallinn “bene”, è l’unico dei suoi coetanei a cui i genitori non fanno arrivare l’album dei calciatori dall’Italia, autentico passatempo chic per i rampolli dei gerarchi del regime.
Questo fatto segna in modo talmente profondo Joseffo, da provocargli una forma di autismo estremo con rigurgiti schizofrenici e tendenze paranoiche. Ma la creatività del Dottor Stranamoroff (il suo psicoterapeuta) gli fa vedere la luce in fondo al tunnel.
Oltre a una potente lampada, posta dal Dottor Strnamoroff proprio al termine del tunnel, lo psicoterapeuta inculca al giovane Joseffo la passione per il collezionismo di pozzanghere.
Joseffo comincia a collezionarne di tutti i tipi, di tutte le misure, di tutte le forme e di tutte le profondità.
La sua camera si riempie di pozzanghere così straordinarie e affascinanti che il padre, Atollonik Budellenko, per rimorchiare le sue innumerevoli amanti, le convince a salire in casa per mostrare loro la favolosa collezione di Joseffo!
Ma Joseffo non si ferma e comincia a trasmettere la sua passione anche a tutti i suoi coetanei.
Nel giro di qualche settimana, nella Tallinn sovietica dei primi anni ’80 esplode la mania della collezione di pozzanghere.
Joseffo diventa un punto di riferimento per tutti e trova il modo per incrementare sempre più il numero di esemplari della sua collezione. Sfruttando un tipico gioco dei collezionisti di figurine, vince una valanga di nuove pozzanghere. Il gioco prevede che due giocatori sistemino una pozzanghera per volta sul bordo di un tavolo e la spingano con le dita di una mano perché possa cadere per terra.
I due giocatori ripetono questo atto l’uno dopo l’altro, finché una pozzanghera casca sopra un’altra che già si trova per terra.
A questo punto, il lanciatore della pozzanghera che si è anche solo parzialmente sovrapposta all'altra sul pavimento, può prendere tutte quelle che sono già per terra.
Quando Joseffo arriva ad avere 99.998 pozzanghere nella sua collezione (ed è ormai a un passo dalla straordinaria cifra di 100.000), un infarto lo uccide.

Il collezionista di pozzanghere è un film per cui ancora non sono stati coniati aggettivi adatti.
Tutti coloro che non l’hanno ancora visto al cinema o in dvd sappiano che, comunque, ci sono dei motivi per cui questo straordinario film ha vinto il prestigioso CineCane di masonite® d’oro al festival internazionale del cinema di Vaduz (Liechtenstein) del 2008.
O, almeno, ci dovrebbero essere.
Aggiungere altre parole significherebbe soltanto rovinare tutto.

domenica 12 luglio 2009

Amarcord... domenicale!












Subito dopo la seconda (e ultima) Fiat 850, ci fu la Ford Fiesta modello base (900 cc).
Era la primavera del 1980.

La Fiesta fu una grande emozione.

Era la prima macchina nuova (di fabbrica) che vedevo a casa mia.
E aveva perfino la moquette sotto i tappettini!
Era beige, come nello stile dei colori sobri di mamma.
Tra i mille e più ricordi di quella macchina (che poi restò con noi fino al 2003!) ci sono quelli che riguardano le domeniche estive di quei primissimi anni '80.

La domenica mattina, quando i miei preparavano le cose per andare al mare, la luce che filtrava dentro casa dalle avvolgibili semi abbassate era sempre diversa dagli altri giorni.
Pastasciutta.
Niente ragù o condimenti pesanti.
Un secondo leggero.
Niente fritti.
Verdure fresche di stagione.
Frutta.
Contenitori termici.
Nessuna bibita gassata, al massimo un succo di frutta alla pera per il pomeriggio.
Tavolino da pic-nic e seggiole.
Stuoie e teli mare (aciugamani).
Tutto nel bagagliaio (cofano) della Fiesta e tutti al mare.

Il viaggio durava dai 35 ai 45 minuti.

Papà si fermava all'edicola di un paese a 10-15 chilometri dal mare.
Era uno dei momenti migliori.
Per lui un quotidiano e l'enigmistica.
Per noi un giornalino.

Il mio preferito era Geppo.















Ma andavano bene anche Soldino, Braccio di ferro, Felix o Provolino.














Se poi c'era una bustina (pacchetto) di figurine di Cielo e Terra, era proprio il massimo!













La mattinata si trascorreva in spiaggia.
Il sole era diverso da com'è oggi.
Dev'essere cambiato più o meno nel 1984.
E non è mai più tornato come allora.

Io avevo sempre due o tre macchinine (modellini di automobile), tra cui non poteva mancare la piccola Land Rover dei vigili del fuoco.

Ci giocavo sulla sabbia.


Una volta, in mezzo alla sabbia, trovai un biglietto da 500 Lire.


Descrivere l'emozione che provai è assolutamente impossibile. Io e mia sorella non avevamo mai più di 150 o 200 Lire tutte insieme. Ero praticamente diventato ricco.

Dopo almeno 30 o 40 minuti trascorsi in spiaggia (un lasso di tempo che aveva la funzione di "acclimatarci" e di non farci fare il bagno subito, appena arrivati), finalmente papà prendeva le pinne per farsi la sua nuotata al largo e noi potevamo entrare in acqua.

All'ora di pranzo si andava in pineta, dove si restava anche nelle ore più calde del pomeriggio.
La pastasciutta aveva sempre un sapore diverso, al mare.
Forse più buono.
Forse perché era stata conservata calda, al chiuso di una terrina coperta da un piatto e "sigillata" in quattro o cinque panni di stoffa belli stretti.

Anche l'appetito era diverso, al mare.

Dopo pranzo stendevamo le stuoie per terra, sulla sabbia "dura" della pineta, coperta da un tappeto di aghi di pino.

Il profumo dei pini è una specie di macchina del tempo.
Ancora oggi, quando lo sento, torno a quei pomeriggi estivi.
Anche se il mare è lontano.

Sulla stuoia ci andava il telo mare (asciugamano) in modo che non si riempisse della polvere nera della pineta e di aghi di pino.
Ognuno si sdraiava a trascorrere il suo pomeriggio.
Quello era il momento di Geppo.

O di Soldino, o di Felix, o di Braccio di ferro.

Era un momento sacro.

Poi, dopo le quattro, si tornava al mare e si restava fino a tardi, quasi al tramonto.

Al termine della giornata, la Fiesta modello base (900 cc) color beige del 1980 ci riportava a casa.

La sua targa CA 358712 (con il CA arancione e le cifre banche su base nera), si allontanava dalla spiaggia, dove probabilmente sarebbe tornata la domenica successiva.