se fossi un'automobile...

... sarei una FIAT 850. Ve la ricordate?

giovedì 28 maggio 2009

Al cinema... John e Jack non so! (17)


Ehi... Ringhjo! Una volta ho incontrato tua madre e le ho sparato... in bocca!
(Italia, 1971)

a cura di Aguirre De Lope


Una sera d'estate del 1858.

In un paesetto sperduto del Sud Est asiatico, un uomo con i baffi innaffia la sua piantina di capperi.

Il giorno dopo, a Noglory, cittadina di cercatori d'oro del Colorado, il tetro bounty killer Crossover entra nell'unico saloon del luogo e chiede di Mario.

Il barman gli dice che a Noglory non esiste nessun Mario.

Crossover si adira e uccide Pastorizia, un vecchio su una sedia a rotelle che si sta facendo spennare a poker da Billy, "The" e Kid, tre pericolosi banditi conosciuti e ricercati in tutto il territorio americano.

"The", il più giovane dei tre, estrae la sua Colt, ma Billy e Kid lo fermano e cominciano a canzonare Crossover per la sua profonda ignoranza. Il tetro bounty killer non capisce il motivo di quelle prese in giro e, pensieroso, va al banco dove ordina tre whisky, ne beve due, ne paga uno e se ne va.

Fuori dal saloon, Crossover viene bloccato da Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza, i tre figli di Pastorizia.

Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza chiedono a Crossover se abbia visto Mario.

Crossover gli risponde che a Noglory non esiste nessun Mario, e i tre la prendono molto male. Per sfogare la loro ira, Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza entrano nel saloon con l'intento di uccidere il proprio padre (Pastorizia).

All'interno del locale, i tre fratelli scoprono che il loro vecchio genitore è già stato freddato da Crossover e decidono di vendicarsi.

Ma prima indicono un'asta pubblica per vendere la sedia a rotelle del povero Pastorizia.

Billy, "The" e Kid fanno le offerte più alte, ma in questo modo scoprono inevitabilmente le loro carte: Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza capiscono subito che i soldi offerti dai tre pericolosi banditi per la sedia a rotelle sono stati spillati con l'inganno (a poker) proprio al loro incolpevole padre.

La sedia a rotelle rovesciata sul cadavere di Pastorizia proprio accanto al tavolo da gioco di Billy, "The" e Kid li inchioda in modo inequivocabile.

Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza vanno a chiamare lo sceriffo, ma costui è uscito all'alba a caccia scarabei stercorari e non è ancora rientrato in ufficio.

I tre fratelli decidono di assoldare il tetro bounty killer Crossover per la cattura di Billy, "The" e Kid.

Crossover accetta l'incarico e invita a cena Billy, "The" e Kid, offrendogli talmente tanto cibo e talmente tanto vino che, alla fine, i tre sono (talmente) sazi e ubriachi che si addormentano sul tavolo.
Talmente!

Crossover spara un colpo in testa a ciascuno, ristabilendo così la giustizia.

Ma Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza non sono ancora soddisfatti. Ora, infatti, vogliono uccidere Crossover per vendicarsi dell'assassinio del loro povero padre.

Crossover spiega che lui è stato costretto a uccidere Pastorizia perché il barman lo aveva messo con le spalle al muro, rivelandogli che a Noglory non esiste nessun Mario!
Del resto era la stessa cosa che avrebbero voluto fare loro tre nel momento in cui erano venuti a sapere (dallo stesso Crossover) dell'inesistenza di Mario a Noglory.

Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza si rendono conto che Crossover ha ragione e gli offrono da bere. Il barman versa un whisky a testa ai tre fratelli e punta una pistola sulla tempia di Crossover, minacciando di premere il grilletto se il tetro bounty killer non sistemerà la questione dei tre whisky che ha ordinato in precedenza (pagandone soltanto uno).

A quel punto Crossover tenta il tutto per tutto e rivela che diversi anni prima, quando ancora non era diventato un tetro bounty killer, aveva violentato la madre del barman e l'aveva uccisa scaricandole la sua Colt in bocca.

Il barman non regge e sviene.

Crossover ne approfitta e gli spara un colpo in testa. Ma il barman non è morto, anche se ne ha ancora per poco...

... solo il tempo di rinvenire e di confessare di essere in realtà l'unico a Noglory che sa come e dove trovare Mario.

Detto questo, il barman esala il suo ultimo respiro.

Crossover, indignato e ferito nell'orgoglio, decide di andarsene da Noglory.

Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza gli chiedono se non sarebbe stato più semplice pagare tutti e tre gli whisky che aveva ordinato, o almeno i due che aveva bevuto.

Crossover ammette che si è trattato di una tragica fatalità.
Lui in realtà aveva ordinato i tre whisky per berli tutti. Poi, una volta mandato giù il secondo, si era accorto di avere i soldi per pagarne soltanto uno. A quel punto, non poteva più tornare indietro e se n'era andato dal saloon senza bere il terzo e pagando soltanto il primo.

Quando Rettitudine, Morigeratezza e Perseveranza stanno per informare Crossover che Billy, "The" e Kid valgono 3.000 Dollari ciascuno anche da morti, Crossover si è già lasciato la cittadina di Noglory alle spalle e cavalca verso il tramonto infuocato.

A quel punto, i soliti curiosi che hanno assistito alla vicenda fin dall'inizio, capiscono perché Billy e Kid si erano fatti così tante beffe dell'ignoranza di Crossover.

D'altronde, un bounty killer che uccide tre noti ricercati senza sapere chi sono (e lasciando per terra 9.000 Dollari di taglia), prima di essere un coglione è senz'altro un immenso ignorante!

Passa qualche giorno.
Mentre calano le prime ombre della sera, in un paesetto sperduto del Sud Est asiatico, un uomo con i baffi innaffia la sua piantina di capperi.
Dall'interno della sua umile dimora, una voce di donna lo avvisa che la cena è servita.
Lo chiama per nome.

Mario.

domenica 10 maggio 2009

Marcello e Sofia #03


Il periodo è di quelli carichi di impegni e il blog ne sta risentendo assai.

Aggiorno raramente e rimando in continuazione l'uscita di una nuova serie di post dedicati alla rubrica Al cinema..., la più seguita tra i lettori di questo blog.

In attesa di tempi più "rilassati", riprendo la pubblicazione cronologica delle tavole autoconclusive di Marcello e Sofia, scritte da me e disegnate da Luca Usai per la rivista bimestrale Tempodì (Gaghi Editrice, Milano).

In questo episodio, il terzo della serie, i due neo pensionati sono alle prese con una delle più classiche problematiche della vita coniugale.

Le tavole di Marcello e Sofia finora pubblicate su Tempodì sono tredici. La quattordicesima è attualmente in lavorazione.

Un saluto a tutti.
Marcello e Sofia, testi e disegni © Daniele Mocci & Luca Usai

lunedì 27 aprile 2009

La parola a Mr. Job (12)


Produrre e consumare, please!

Ricevo e pubblico.

Sono Lello di Matera, ho 42 anni e sono in cassa integrazione da quasi 3 anni. Ho un dubbio. Dicono che dalla crisi si esca consumando di più e, di conseguenza, producendo di più… oppure producendo di più e, di conseguenza, consumando di più. Questo meccanismo dovrebbe rimettere in moto il sistema.
Poniamo anche il caso che si esca dalla crisi. Mi vuole gentilmente spiegare dove ci porterà questa ricetta? Arriveremo a un punto che non servirà produrre di più perché non servirà consumare di più. Allora che faremo? Ci inventeremo la fregnaccia che ormai sono diventati indispensabili almeno otto televisori, tredici automobili e trentadue frigoriferi a testa?
Che senso ha questa corsa compulsiva a produrre di più e a consumare di più se, oltre un certo livello “fisiologico”, la produzione e i consumi sono inutili? Perdoni la mia ignoranza!

Ecco, Lello… il fatto è che oggigiorno siamo già ben oltre quel certo livello “fisiologico” di cui tu parli. La ragione di ciò risiede nell’ignoranza profonda (molto peggiore della tua!) di chi ci ha sapientemente istruiti a vivere secondo questa logica demente, soltanto per soddisfare la sua insaziabile avidità (la quale, è noto, cresce in modo esponenziale rispetto ai denari e ai beni che vengono accaparrati per saziarla).
A questo punto possiamo aprire il dibattito sulla tua ignoranza...

venerdì 3 aprile 2009

Macchie (il film): intervista al regista e trailer in TV!!!

In questi giorni stracolmi di impegni, non sono riuscito a darvi gli aggiornamenti che vi avevo promesso qualche tempo fa sul film Macchie del regista Christiano Pahler (per chi non sa di cosa sto parlando o per chi non se lo ricorda, click QUI).

Tuttavia ho ancora a disposizione qualche ora di tempo per aggiornare chi ancora non sa niente...

Questo pomeriggio (venerdì 3 aprile), alle ore 16,30 su Viva l'Italia Channel, all'interno della trasmissione Biblos, andrà in onda un'intervista a Christiano Pahler. Durante la trasmissione potrete vedere per la prima volta anche il trailer del film.

Trovate Viva l'Italia Channel sul digitale terrestre (le frequenze, a quel che mi dicono, cambiano di zona in zona).
Per chi ha un abbonamento Sky, invece, basta sintonizzarsi sul canale 830.

La trasmissione dovrebbe essere replicata sabato 4 aprile alle ore 19,45.

Il film, di cui potete vedere qui sopra la locandina "ufficiale" (opera di Marcello Lasio, che figura anche tra gli sceneggiatori e gli attori), è tratto da alcune storie a fumetti pubblicate sulla rivista Macchie d'Inchiostro (Associazione Culturale Chine Vaganti).

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Due parole finali per chi legge queste pagine...

Ieri il mio blog ha compiuto un anno!

Auguri dunque a questo piccolo spazio virtuale e grazie di cuore a tutti i lettori che l'hanno seguito, lo seguono e lo seguiranno!

martedì 24 marzo 2009

Al cinema... John e Jack non so! (16)




Bello veramente… bello però!
(Repubblica Ceca, 2000)

a cura di Brando Marlon

Prima del folgorante Cani furiosi, il thriller/commedia del 2008 con cui ha letteralmente conquistato almeno uno sparuto pugno di spettatori della Kamčatka, il maestro ceco (ma non muto, né slovacco) Wulf Stroptzxexkw si è prodotto in una serie di lungometraggi a metà tra l’attenzione verso problematiche sociali e la disattenzione per le stesse problematiche, in un sapiente uso della tecnica del “resto sul vago se non ne so abbastanza... e parlo ancora meno”.
Uno di questi film è proprio
Bello veramente… bello però!, e lancia nel firmamento delle star l'attore cileno Nestor “Rongo Rongo” Morse, recentemente premiato con il CineCane di masonite® d’argento al Festival Internazionale di Vaduz (Liechtenstein) per la sua prova nel film Un alito chiamato calvario.

Primavera del 2000.
Una normale città della provincia italiana.
La crisi dell’umana decenza, che portò interi eserciti di uomini e donne a riversarsi nelle palestre in cerca di un aumento sconsiderato della propria massa muscolare a discapito di tutto il resto, è al suo culmine.
Roffo, un ragazzo di 35 anni quasi sfigato per via del suo buon lavoro e della sua felice relazione amorosa che dura da nove anni, decide (o forse “scopre”) che quella vita e, soprattutto, Fetelia, la sua ragazza, non sono ciò che lui vuole in realtà. Così decide di mollare tutto.
Comincia a frequentare un corso serale di Analfabetismo di Ritorno.
Nel giro di qualche mese, Roffo diventa incapace di leggere più di tre lettere per volta (di cui almeno due vocali).
Si iscrive a una palestra di tendenza, dove un istruttore competente gli somministra un programma di allenamento durissimo e una dieta ferrea a base di pappe informi e insapori, polveri colorate, proteine, vitamine, metalli, acidi e piccole dosi di TNT.
Ogni mattina, dopo una colazione che prevede l’assunzione per via orale di 89 albumi d’uovo, Roffo si prepara per il pranzo che, rigorosamente, deve comprendere 9 bistecche (magrissime) di carne equina da 1,5 kg l’una e 32 litri d’acqua. Subito dopo pranzo, scattano i preparativi per l’allenamento che, tra le altre cose, comprendono anche uno spuntino con uno speciale puré a base di creatina (un insalatiere da 4 kg).
Roffo si fionda dunque in palestra dove, ogni 10 minuti di attività, si deve interrompere per ripetere lo spuntino alla creatina con le stesse quantità del primo e con un’aggiunta di 7 litri d’acqua, se non vorrà vanificare tutti i risultati fisici fino ad allora ottenuti.
Al termine dell’allenamento, ecco la tanto agognata cena per il riequilibrio dei valori nel suo organismo, con 14 kg di formaggio (magrissimo) e ancora 24 litri d’acqua e 6 barattoli di yogurt (magro) da mezzo kg l’uno.
Dopo due mesi di questo standard, Roffo riesce finalmente a perdere il lavoro e a guadagnare 94 kg di muscoli splendidamente distribuiti in tutto il corpo.
In verità, 16 kg di questa nuova massa muscolare li tiene da parte, in freezer, nell’attesa che qualcuno “scopra” o “inventi”, oppure anche “crei” (perché no?), qualche nuova parte del corpo (ovviamente muscoli…) per poterli utilizzare.
I risultati di Roffo sono eccellenti.
In pochi mesi si può permettere di essere costantemente circondato da donne bellissime che lo guardano, lo ammirano e lo bramano. Non resistono ai suoi pentacipiti e neppure agli esacipiti. Per non parlare poi degli ennacipiti e dei dodecacipiti che gli sono venuti fuori.
Roffo è una macchina da guerra.
Fidanzate bellissime che, grazie a una invidiabile costanza, riescono a leggere anche due lettere per volta (una vocale e una consonante)… addirittura una in meno di lui!
È il suo momento migliore.
Una volta, durante un amplesso con una delle tante bellissime fidanzate, Roffo si interrompe per il solito spuntino alla creatina. Questo scatena una tale ammirazione nella ragazza che lei gli chiede di sposarla. Lui accetta, a patto di poter avere la libertà di esercitare la sua passione: fare il buttafuori in discoteca.
Lei ci sta, ma Roffo il giorno dopo sposa un’altra donna che gli aveva chiesto la stessa cosa due sere prima.
O forse tre sere prima… boh…
La percezione del tempo, per Roffo non è più un problema. L’importante è la percezione delle tette e dei culi intorno a sé.
Durante una serata da buttafuori in discoteca, Roffo rivede Fetelia, la sua ex storica, lingua nella lingua con il suo migliore amico e compagno di palestra. Roffo cerca con grandissima fatica di ricordarsi del suo passato. Sono immagini sfuocate e vaghe, come se appartenessero al vecchio ricordo di qualcun altro. La creatina e tutti quegli albumi d’uovo cominciano a creare qualche piccolo cortocircuito nei suoi vasi sanguigni.
Preso da un raptus improvviso, Roffo mette di fronte a Fetelia un foglio di giornale, e le chiede di leggere. Fetelia legge le lettere una per volta e si blocca sulle consonanti.
Anche lei in questi anni ha capito tutto ed è cambiata!
È fatta!
Ha finalmente trovato la donna della sua vita!
Quella che aveva cercato fin dal momento in cui aveva fatto la scelta di lasciarla.
Esattamente lei!
Il giorno dopo, Roffo comincia le pratiche per il divorzio, ma scopre che i suoi problemi sono un po’ più complessi di una semplice dimenticanza. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, ha sposato sei donne, senza ricordarsi minimamente di averlo fatto.
Così, dopo aver venduto di nascosto la casa dei genitori, Roffo paga tutti i divorzi, tutti gli alimenti per le ex mogli e tutte le cure mediche per i suoi dodici figli (due da ogni moglie che ha scoperto di avere), tutti affetti da problemi genetici, mutazioni e malformazioni leggermente più gravi di quelle di Chernobyl... (che sfiga, dite?).
Ora Roffo può finalmente sposare Fetelia, la donna della sua vita.
Ma durante la prima notte di nozze, Roffo viene colto dal primo (e unico) sintomo di impotenza definitiva, quattro infarti, due ictus, scompensi renali, respiratori, ingrossamento (e parziale auto-spappolamento) del fegato, sfogo purulento in ogni parte del corpo, emorroidi prima a grappolo poi a cascata, infine a valanga.
Nonostante questo, Roffo è un uomo felicemente, consapevolmente e… finalmente sposato con la donna che ama.
L’unico problema è che Roffo, dopo la prima notte di nozze con Fetelia, vive in un polmone d’acciaio, ha perso l’uso della vista, dell’udito, dell’olfatto e del tatto. È completamente paralizzato, ha un cuore artificiale, un solo rene (e malandato) e gli sono state amputate una gamba e una mano.
Chissà cosa direbbe se potesse sapere che Fetelia, dopo la canonica settimana di visite all’ospedale dove si trova ricoverato, ha deciso di non vederlo più e di continuare in altri luoghi le sordide relazioni iniziate nella sua camera d’ospedale con tre diversi medici e due pazienti, proprio di fronte alle sue pupille cieche e accanto alle sue orecchie sorde.
In ogni caso, per lui sarebbe difficile dire qualcosa, dal momento che, come se non bastasse, ha pure perso l’uso della parola.

lunedì 23 febbraio 2009

La parola a Mr.Job (11)


Sulle chimere

Qualche giorno fa sono stato all’Università di Bologna per tenere il seminario “Crisi economica e prospettive occupazionali”.
Durante una pausa caffé, mi sono intrattenuto a chiacchierare con alcuni studenti e il discorso è caduto sul concetto di “chimera”.
Uno dei ragazzi non sapeva che la chimera era un mostro della mitologia greca con una testa di leone e una di capra, il corpo di leone e la coda costituita da un serpente. Così gliel’ho spiegato.
Subito dopo, il ragazzo ha spalancato gli occhi e mi ha detto: - Ecco perché, quando cerco di immaginare il mio futuro, il lavoro, la famiglia, la pensione o la vecchiaia, istintivamente chiudo gli occhi e vedo un mostro con una testa di leone e una di capra, il corpo di leone, e un serpente per coda. E a dire che sono anche stato in cura per questo!

domenica 8 febbraio 2009

Layla

Non sono uno che scrive quantità industriali di cose e neppure un genio della penna o della macchina da scrivere, ma la mia passione per la scrittura mi ha sempre portato cimentarmi in diversi tipi di testo.
Fumetto, teatro, articoli di cronaca, relazioni per convegni, narrativa, pubblicità.
E altri ancora.

In tutto questo, però, non c'è stato praticamente mai un posto per la poesia o per la canzone.
Ho sempre creduto (e ancora oggi è così) di essere profondamente inadeguato per queste forme di espressione.
Nel settembre del 2003 scrissi dei "versi" (tra virgolette), senza nessuna velleità. Mi sembrava una specie di canzone, ma non era una canzone. Pensai che qualcosa dentro di me avesse cercato di imbrogliarmi e mi avesse fatto scrivere una sceneggiatura per un fumetto mascherata da canzone.

Feci leggere quelle righe al mio amico disegnatore Simone Figus e decidemmo di farne una breve storia a fumetti.

I tempi di realizzazione si allungarono e la storia a fumetti mascherata da canzone restò chiusa nel mio computer per qualche anno.
La ripresi nell'autunno del 2007, quando con l'Associazione Culturale Chine Vaganti cominciammo a lavorare al n. 7 (nuova serie) della rivista Macchie d'Inchiostro.

Buttai giù una "sceneggiatura disegnata", con le mie matite infantili e (ovviamente) scarse.

Simone fece il resto e Layla uscì su Macchie d'Inchiostro che, per l'occasione, celebrava i 10 anni di Chine Vaganti.






La versione che vedete in questo post è identica a quella pubblicata su Macchie d'Inchiostro, con l'aggiunta del blu di fondo.
Simone ha voluto inserirlo per dare ai suoi disegni e ai miei "versi" (tra virgolette) un pizzico di atmosfera malinconica in più.

Layla, testi e disegni
© Daniele Mocci e Simone Figus

martedì 3 febbraio 2009

Festival del fumetto di Angoulême 2009





Quest'anno c'ero anch'io.
E' stata la mia prima Angoulême.
Ed è stata un'esperienza istruttiva.
Non conosco il fumetto francese così a fondo da lanciarmi in disquisizioni dotte o in reportage dettagliati.
E se lo conoscessi "così a fondo", non lo farei comunque, perché non sono e non voglio essere un filosofo o un giornalista di fumettologia.
(nell'immagine, la locandina di Angoulême 2009)

Il festival.
Mi limito a dire che l'impressione è quella di un posto che ha la capacità e la volontà di concentrarsi realmente sui fumetti, sia dal punto di vista organizzativo che da quello del pubblico.
Cosplayer, gadget e giochi, se non del tutto assenti, sono elementi assolutamente marginali. E questa è "cosa buona e giusta", perché un festival di fumetti dev'essere prima di tutto un festival di fumetti.
Ad Angoulême, i bambini e gli adolescenti vanno in giro per i padiglioni in cerca di fumetti, di autori e di mostre.
I ragazzi e gli adulti idem.
Tutto il resto, se c'è, ha il ruolo (consapevole) di "contorno".
E lo rispetta.

I fumetti.
Non credo di sbagliarmi di molto se dico che i fumetti francesi osano di più di quelli italiani. Sono, in generale, più svincolati da cliché e formati standard (in senso lato). E parlo dei fumetti che arrivano al grande pubblico, non delle realtà minori o di nicchia.
Questa capacità di prendersi libertà intelligenti (e, anche qui, consapevoli) dà modo agli autori e agli editori di fare di più, di pensare di più e di esplorare più soluzioni narrative e grafiche.
Forse anche di immaginare e di sognare di più.
E, insieme agli autori, sognano di più anche i lettori.
(nell'immagine, Le Fauve - © Lewis Trondheim, mascotte di Angoulême 2009)

Intendiamoci...
Non ho nessuna intenzione di fare la scimmietta che va fuori dal suo paesetto e comincia ad adorare tutto quello che vede per il semplice motivo che è diverso da quello che ha sempre visto.
Io amo profondamente il fumetto italiano. L'ho sempre amato, letto, studiato e collezionato. E continuerò a farlo.
La mia matrice, come sceneggiatore, è senza dubbio italiana. E non ho nessuna intenzione di rinnegarla, me ne guarderei bene!
Adoro moltissimi autori italiani di tutte le epoche. Considero la scuola italiana una delle più rilevanti a livello internazionale per quello che ha prodotto in passato e per quello che sa produrre ancora oggi.
Tutto questo a scanso di equivoci!

Piccola soddisfazione.
La Francia ha molto rispetto e considerazione per le persone che si occupano professionalmente di Bande Dessinée. Anche per i nomi non roboanti.
A questo proposito vi mostro (qui a fianco) il pass che mi è stato consegnato dall'organizzazione come "autore di fumetto".
Un documento che, al di là della convenienza economica di poter entrare in ogni "spazio" del festival a titolo gratuito, mi ha dato la bella sensazione di sentirmi davvero un autore, dato che l'organizzazione me l'ha rilasciato senza nessun problema, sulla base dei lavori che ho pubblicato in Italia (e senza aver pubblicato niente in Francia... almeno finora!).
E me l'ha rilasciato nonostante il mio nome sia praticamente sconosciuto anche in Italia!

Compagni di viaggio.
Milano-Angoulême andata e ritorno in auto non è precisamente una passeggiata. In 5 giorni abbiamo percorso circa 3.000 chilometri, ma la compagnia era ottima!
Un grazie agli amici/colleghi con cui ho condiviso questa esperienza: Luca, Fabrizio, Bruno, Daniele, Marco ed Emilio. Un gruppo bene assortito di persone divertenti, disponibili e capaci.
A tutti loro mando un "in bocca al lupo" per i vari progetti a cui stanno lavorando e un grazie per questi 5 giorni di immersione totale in uno dei miei mondi preferiti.

lunedì 26 gennaio 2009

Macchie, the movie

Tra i tanti fumetti e le innumerevoli iniziative legate al mondo dei comics che hanno caratterizzato la produzione dell'Associazione Culturale Chine Vaganti dalla sua fondazione (novembre 1997) a oggi, ci sono due lavori che fumetti non sono, anche se derivano dalla stessa passione per il raccontare storie e, in qualche modo, "metterle in scena".

Il primo, in ordine cronologico, è lo spettacolo teatrale La Figlia dell'Alcade, di cui prossimamente vi parlerò (potete vederne una sorta di "preview" nella colonna di destra, nella mia piccola "gallery" di lavori).

Il secondo è il film Macchie, diretto da Christiano Pahler e proiettato per la prima volta nel mese di febbraio 2008 durante la manifestazione per i 10 anni dell'Associazione.

Macchie è un mediometraggio intriso di surreale, drammatico e grottesco, che Christiano ha girato in economia con attori non professionisti negli ultimi mesi del 2007, mettendo insieme alcune storie a fumetti pubblicate nel corso degli anni sulla rivista Macchie d'Inchiostro.
Si tratta, nello specifico, de Il mostro (Marcello Lasio e Giorgio Concu), Il furto (Andrea Lampis), Igor (G. Concu), Supermarket (Massimiliano Marongiu e Simone Figus) e Cuore innamorato (Giuseppe Pili e G. Concu).

I racconti, tutti slegati tra loro nelle rispettive versioni fumettistiche, trovano nel film un interessante e originale filo conduttore, senza perdere il loro carattere originario, ma anzi, guadagnando "visione prospettica".
Il film, nonostante alcune inevitabili ma veniali "pecche" (giustificate dall'assenza pressoché totale di qualcosa che assomigli anche solo vagamente a un budget), è straordinariamente efficace, ben diretto e fotografato, ma soprattutto ben raccontato.
Mantiene sempre elevato il livello di attenzione dello spettatore, invischiandolo in un'abile tela, tragica e beffarda, che di tanto in tanto dispensa trovate e colpi di scena che arrivano dritti in faccia come pugni.
Non vado oltre, perché Macchie è stato recentemente recensito sul sito internet CineOvile a cui vi rimando per maggiori informazioni sulla trama e per ulteriori spunti di riflessione.
Per leggere la recensione,
CLICK QUI.

A Christiano vanno i miei personali ringraziamenti per aver dato lustro a una parte importante del lavoro degli autori di Chine Vaganti. E vanno anche i miei più sinceri complimenti, accompagnati da un gigantesco "in bocca al lupo" per il prosieguo della sua attività cinematografica.

Titolo originale: Macchie
Nazione: Italia
Anno: 2008
Produzione: Associazione Culturale Chine Vaganti, MaLa Grafica & Comunicazione, Christo Film
Con: Carlo Conti, Mosè Caboni, Angelo Piras, Antonello Murgia, Marcello Lasio, Lucia Peddio, Christiano Pahler
Colonna sonora: Effelle, Claudio Cossu, Valeria Cossu, Anima di Legno, The Made in Indonesia
Montaggio: Simone Perra
Fotografia: Christiano Pahler
Effetti Speciali: Fabrizio Serra
Sceneggiatura: Marcello Lasio, Andrea Lampis, Giorgio Concu, Massimiliano Marongiu, Giuseppe Pili
REGIA: CHRISTIANO PAHLER

martedì 20 gennaio 2009

Protezione Civile & fumetti

Protezione Civile è un opuscolo a fumetti curato dall'Associazione Culturale Chine Vaganti per conto della Provincia del Medio Campidano, una delle quattro nuove province della Sardegna.

L'albo, realizzato a fini didattici e divulgativi, è stato pubblicato all'inizio di dicembre 2008 e contiene un fumetto di 16 tavole in cui si parla della natura e dell'attività della Protezione Civile.

Nonostante il poco spazio a disposizione, abbiamo deciso di fare un lavoro di squadra realizzando tre brevi storie di 4 tavole ciascuna, divise e/o unite tra esse da una tavola di introduzione, intermezzo o conclusione.
Tutte le 16 tavole sono state disegnate da Jean Claudio Vinci, inchiostrate da Simone Figus e colorate da Maurizio Nonnis e Luca Usai.
Ai testi abbiamo lavorato in quattro. Massimiliano Marongiu si è occupato delle 4 tavole di introduzione, intermezzo e conclusione. Andrea Pau, Marcello Lasio e il sottoscritto hanno scritto le tre storie brevi.


Le tavole pubblicate in questo post sono quelle di Un cucciolo nel fango, il mio contributo (ovviamente parlo di testi) a questo lavoro.

Per chi leggerà questo breve racconto, aggiungo solo che Samassi è il nome di un paese della Sardegna che si trova nel Campidano, la pianura che da Cagliari si distende fino oltre Oristano.


Leggete QUI le 4 tavole del racconto sceneggiato da Marcello Lasio.

Leggete QUI le 4 tavole del racconto sceneggiato da Andrea Pau.

Un cucciolo nel fango
© Daniele Mocci (testi), Jean Claudio Vinci (disegni) e Associazione Culturale Chine Vaganti